07/11/2016 15.18

Presentazione XII Rapporto sull'economia


 


Economia. Fondi UE hanno inciso solo sul 4,5% delle imprese


 


è la percentuale sul totale delle aziende che ha ottenuto benefici dall’utilizzo delle risorse erogate dal Programma Operativo Regionale della Calabria per il periodo 2007-2013. Le difficoltà di accesso prioritarie: complessità dei bandi, tempi elefantiaci per l’ammissione e per l’erogazione delle risorse. E, intanto, sui 2,4 miliardi di euro della nuova programmazione si affaccia la preoccupazione dell’illegalità nella gestione degli incentivi al sistema economico. 

 

Se nel 2016 prosegue, per il terzo anno consecutivo, il miglioramento dell’indice di fiducia generale degli operatori economici, quale indicatore di sintesi sulle prospettive economiche del sistema imprenditoriale locale, non sembra certo essere merito della messa in campo dei finanziamenti europei. Sarebbero solo 7 mila, infatti, pari al 4,5% del totale del sistema imprenditoriale regionale, le aziende calabresi ad aver ottenuto benefici dall’utilizzo dei fondi comunitari nel settennato della programmazione 2007-2013. Ancora meno significativo il numero dei soggetti economici che ha visto crescere il proprio fatturato (2,7%) o aumentare, al di sotto di ogni aspettativa prevista, i propri livelli occupazionali (4,7%).  è il quadro che emerge dal consueto Rapporto Mediocrati sull’economia locale realizzato dall’Istituto Demoskopika per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati.

 

«Dal nostro studio – dichiara il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – emerge che le passate programmazioni hanno accumulato, in tutti questi anni, notevoli ritardi, un inadeguato utilizzo, spreco e perdita di risorse. Una scarsa capacità di gestione che ha comportato un impiego non sempre virtuoso dei fondi in un’ottica, orientata in principio, allo sviluppo e alla crescita del territorio regionale. Fermo restando la complessità insita in questo tipo di valutazioni, le ultime evidenze empiriche di un recente studio della Banca d’Italia, confermate dalla nostra ricerca, mostrano l’assenza di un impatto statisticamente o economicamente significativo della spesa dei fondi strutturali sulle dinamiche economiche e, in particolare, sulla crescita dell’occupazione nei territori del Mezzogiorno e, quindi, anche della Calabria. Pertanto, individuate le criticità, - conclude il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – l’obiettivo è rendere più snello un sistema che fino ad oggi si è dimostrato molto burocratico e complesso con molte difficoltà di funzionamento e di governance che è necessario superare per evitare di continuare a sprecare risorse preziose e fondamentali per lo sviluppo economico del nostro territorio».

 

“Molto spesso il tema sul ruolo dei fondi strutturali europei – commenta il direttore dell’istituto Demoskopika, Nino Floro - si concentra sulla capacità e sui tempi di spesa delle amministrazioni pubbliche mentre è dedicata scarsa attenzione all’impatto e agli effetti che può avere sull’economia dei territori interessati. Capire se una misura di aiuto alle imprese ha avuto successo, dovrebbe considerarsi prioritaria quando si programmano nuove politiche di sviluppo. In questa direzione risulta necessario diffondere la cultura della valutazione quale meccanismo di selezione volto ad individuare progetti di “qualità”. La scommessa – conclude Nino Floro - non è solo evitare il disimpegno automatico delle risorse comunitarie rispettando la tempistica della spesa, ma di poter riuscire a valutare e monitorare i risultati che esse producono sul territorio, ossia l’indotto positivo sul sistema economico locale».

 

La “notorietà” dei fondi UE: 1 imprenditore su 2 li conosce, ma solo il 15% ha partecipato ai bandi. Oltre la maggioranza delle aziende intervistate, il 54,6%, è a conoscenza dell’esistenza dei fondi europei. L’altra parte consistente, quasi metà del campione, il 45,4%, dichiara, invece, di non aver mai sentito parlare dei fondi europei. I più informati appaiono gli imprenditori agricoli (63,6%), i meno attenti, al contrario, i soggetti imprenditoriali del comparto dell’industria e del commercio (53,1%). Tra chi li conosce, il 27,4%, pari al 15% dell’intera popolazione imprenditoriale locale, ha partecipato ai bandi e agli altri strumenti attuativi, per poter beneficiare dei finanziamenti e degli incentivi comunitari.

 

Impatto complessivo: fatturato e occupazione in crescita solo per “pochi”. Solo 4 imprenditori su 100 hanno evidenziato la rilevanza dell’utilizzo dei finanziamenti comunitari per la propria attività dichiarando che in assenza di incentivi europei non avrebbero messo in campo alcun progetto di crescita aziendale. Un andamento poco incisivo sull’intero sistema produttivo, confermato anche dall’esito valutativo deludente di altri due indicatori di perfomance: fatturato e occupazione. In particolare, appena il 2,7% del sistema imprenditoriale segnala significativi incrementi del proprio volume d’affari e soltanto il 4,7% fa registrare un aumento occupazionale per effetto degli incentivi comunitari ricevuti.

 

L’agenda delle difficoltà: bandi complessi, tempi lunghi e scarsa informazione. Sia le imprese che non hanno fatto richiesta di partecipazione sia quelle che hanno fatto domanda e sono state ammesse ai benefici finanziari concordano sulla eccessiva complessità delle procedure di accesso e sulle lungaggini burocratiche a discapito della trasparenza e chiarezza. Ben il 73,3% delle imprese partecipanti, difatti, denuncia in modo chiaro difficoltà, l’eccessiva complessità degli adempimenti previsti dai bandi gara (33,3%), i tempi lunghi per l’ottenimento dei benefici e delle erogazioni dei finanziamenti (31,7%) e per essere ammessi (20%); a seguire, la scarsa informazione (13,3%), i tempi non adeguati e molto ridotti per poter produrre e presentare la documentazione richiesta (8,3%) e, infine, la scarsa chiarezza dei bandi (6,7%).

 

Europa 2020: gli obiettivi della Calabria per la “crescita inclusiva”. Entro il 2020 la Calabria, per stare al passo con l’Europa, dovrà garantire una crescita “inclusiva” creando ben 70 mila nuovi posti di lavoro e sottraendo circa 110 mila persone alle condizioni di povertà o deprivazione. In altri termini, in coerenza con il Programma Nazionale di Riforma (PNR) la cui presentazione annuale per una verifica dei progressi realizzati per raggiungere gli obiettivi nazionali è stata imposta agli Stati Membri dall’Unione Europea, la Calabria dovrà contribuire al perseguimento di due obiettivi prioritari dell’Italia: portare il tasso di occupazione degli individui di età compresa tra 20 e 64 anni dall’attuale 60,5% ad un minimo del 67% e l’incidenza delle persone a rischio povertà o in condizioni di esclusione sociale sul totale della popolazione dal 28,3% di oggi al 25%. Un’ipotesi correttiva “per difetto”, ma più probabile e aderente alla realtà, ottenuta ipotizzando che le regioni più virtuose crescano in misura più che significativa trainando l’Italia al traguardo previsto dalla Strategia Europa 2020.

In questo scenario, la Calabria dovrà aumentare il tasso di occupazione, nell’arco temporale considerato, dal 42,1% al 48,3% e ridurre l’incidenza delle persone a rischio povertà o di esclusione sociale sul totale della popolazione dal 43,5% al 37,9%. In quest’ultimo caso, si tratta di persone a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali, in situazione di grave deprivazione materiale e che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

 

Por Calabria 2014-2020. Gli imprenditori: più semplificazione e trasparenza, meno “ditte amiche”. Qual è l’immagine che le imprese hanno dei fondi europei? L’elemento di maggiore criticità è rappresentato dalla loro complessità: per l’84% è necessario semplificare le procedure considerate fin troppo complicate. Circa 7 imprenditori su 10 sono concordi nel ritenere gli strumenti comunitari ancora poco pubblicizzati e poco conosciuti. Secondo il 64%, inoltre, i fondi UE possono essere considerati un ottimo sistema di finanziamenti per le imprese in Calabria. Non mancano, infine, le posizioni più estreme: ben il 47,5% è d’accordo con l’affermazione che i finanziamenti siano “già assegnati ad imprese amiche” mentre il 58,9% è del parere che le procedure di assegnazione risultano “poco o per niente chiare e trasparenti”.

 

Aspettative: nuove risorse UE opportunità di crescita per 1 imprenditore su 2. Il 54,3% degli imprenditori ripone fiducia nella nuova programmazione comunitaria in direzione di una crescita economica e sociale del territorio calabrese. Sul fronte opposto si colloca il 45,6% di “euroscettici” convinti che le risorse comunitarie porteranno solo pochi benefici in termini di crescita determinando inutili sprechi di denaro pubblico.

 

Tentazioni “made in Europe”: fondi UE amplificatori di illegalità per la maggior parte degli operatori economici. Tra gli imprenditori resta alta la consapevolezza che si possano sviluppare atteggiamenti devianti da parte dei beneficiari dei fondi comunitari: il 60% ritiene probabile che si verifichino situazioni di illegalità nel loro utilizzo. Tra i possibili “usi impropri” dei finanziamenti europei la corruzione e gli appalti truccati (21,6%), la creazione di “aziende fantasma” (18,2%), la distrazione delle risorse per altri scopi (15,7%). E, ancora, l’evasione fiscale (11,9%), l’accesso ai fondi di imprese che non hanno i requisiti (8,5%) e la fatturazione “gonfiata” (6,4%).

 

Fiducia: prosegue il trend positivo. Nel 2016 prosegue il miglioramento dell’indice di fiducia generale per il terzo anno consecutivo, dopo l’incremento del 2015 (17,5 punti) e del 2014 (21,1 punti), guadagna ancora 10 punti passando dal 79,5 all’89,5, il miglior risultato registrato dall’indicatore nei dieci anni di rilevazione. In generale, si intravedono alcuni segnali di miglioramento delle aspettative di una ripresa economica che lasciano ben sperare. Per la prima volta nei dieci anni della rilevazione tre indicatori, vale a dire investimenti, occupazione e fatturato superano, anche se di poco, la soglia del valore discriminante 100 collocandosi nell’area di fiducia positiva.

 


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